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AFFRONTARE UN COLLOQUIO ATTITUDINALE

Affrontare un colloquio di lavoro e, in particolare, un colloquio attitudinale, non è come preparare un esame scolastico. Non esiste un programma da imparare a memoria e, soprattutto, non esistono risposte “giuste” valide per tutti.

Qualsiasi tentativo di recitare la parte di un personaggio, considerato in linea con il profilo, si scontrerà con il muro della professionalità dei recruiter. Non siamo Leonardo DiCaprio ed anche se lo fossimo ripetere a memoria slogan ad effetto e frasi stereotipate non ci salverebbe comunque dal duro confronto con la realtà.

A Sun Tzu, celebre autore de “L’arte della guerra”, viene attribuito un principio che offre un interessante spunto di riflessione: “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non hai bisogno di temere il risultato di cento battaglie”. Trasportato nel mondo della selezione il concetto può essere letto in modo molto semplice, per affrontare in modo efficace un colloquio è necessario, innanzitutto, conoscere se stessi e, allo stesso tempo, conoscere il contesto lavorativo e di selezione con cui ci dovremo confrontare.

La preparazione ha quindi senso solo se vista come esercizio di miglioramento del nostro racconto di vita, applicato ad una visione consapevole di quelli che sono gli obiettivi perseguiti dall’amministrazione pubblica/azienda privata interessati. In un contesto militare di selezione, in particolare, poterci confrontare, in anticipo, con qualcuno che ha una profonda esperienza del mondo militare ed una specifica professionalità nel campo della selezione, potrebbe quindi fare la differenza.

ACCERTAMENTI ATTITUDINALI E VALUTAZIONE PSICO-FISICA: DUE AMBITI DIFFERENTI


La preparazione agli accertamenti attitudinali non consiste in una valutazione clinica della personalità né nella formulazione di diagnosi psicologiche. Gli accertamenti attitudinali sono finalizzati a valutare l’idoneità del candidato rispetto alle caratteristiche, alle competenze e alle attitudini richieste dal ruolo.

È importante, pertanto, distinguere gli accertamenti attitudinali dagli accertamenti di natura psicologica o sanitaria. Ad esempio, il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) è utilizzato nell’ambito degli accertamenti psico-fisici e,  generalmente, non rientra tra le prove testologiche proprie degli accertamenti attitudinali.

Una preparazione attitudinale incentrata su questo strumento risulta pertanto scarsamente pertinente rispetto alle finalità specifiche dell’accertamento attitudinale, anche in considerazione delle caratteristiche e delle finalità dello strumento. La preparazione proposta dal Dott. Claudio Gregorini riguarda specificamente l’ambito attitudinale e si basa sull’esperienza professionale maturata direttamente nei processi di selezione e negli accertamenti attitudinali della Marina Militare

Per approfondire: leggi anche Affrontare un colloquio attitudinale.

TRACCIARE LA ROTTA

Cosa non si fa per un figlio. Ci si strappa il cuore dal petto, come nelle favole, per un figlio. Figurarsi pagare migliaia di euro per corsi di formazione, che possano dargli un qualche vantaggio nel superamento di un concorso pubblico. Il settore militare, e dei Corpi Armati in genere, è il più prolifico in questo senso. Nuove società nascono come funghi dall’oggi al domani, spinte da un mercato ancora oggi in forte espansione. Prima di gettarsi a capofitto in un mare sconosciuto dobbiamo però farci, a mio avviso, tre domande fondamentali:

Sto pagando per cose che veramente mi servono? Un programma di preparazione molto ampio non è necessariamente il programma più adatto alle reali esigenze.

Chi si occupa della preparazione conosce realmente ed approfonditamente il mondo della selezione militare? La conoscenza teorica di test e procedure è importante. Conoscere il contesto nel quale vengono utilizzati è, però, ciò che fa la differenza

Il percorso è costruito sul candidato? Due candidati che partecipano allo stesso concorso possono avere esigenze completamente diverse.

Ricordiamoci sempre quindi che, come recita un vecchio adagio, “Nessun vento è favorevole a chi non sa dove andare”

Esclusione dal concorso per l’Accademia. Ricorso agli accertamenti attitudinali

Il provvedimento di esclusione da una selezione attitudinale per l’accesso alle FF.AA. è più di un atto amministrativo. È il risultato di un procedimento che coinvolge elementi di psicologia oltre che regolamenti e procedure. Presentare il proprio caso ad un Giudice presuppone la padronanza di tutte le componenti che hanno portato al provvedimento finale. Solo così si potrà offrire un quadro comprensibile delle nostre richieste ed avere le massime chances per ottenere una decisione a noi favorevole. La mera perfetta conoscenza del diritto amministrativo, inoltre, non consentirà mai di leggere le carte con “occhi bene aperti” e capire così quali siano le reali possibilità di riuscita di un ricorso. Un consiglio sbagliato potrebbe quindi portare a perdere tempo e denaro. “Si vede bene solo con gli occhi pieni di ciò che si guarda” sosteneva lo scultore spagnolo Eduardo Chillida. Si vince solo con le carte giuste in mano, aggiungo io, augurando a tutti buon vento e mare calmo.

 

#Accademianavale #concorsi #FFAA

Come affrontare una selezione per un concorso nelle Forze Armate

Nella mia esperienza ventennale con ruoli di Responsabile nella selezione del personale in Marina Militare ho potuto constatare quali sono gli errori più comuni commessi dai concorrenti. Affrontare una prova di selezione per un concorso pubblico non è come affrontare un esame scolastico. L’errore che fanno molti concorrenti, in particolare quelli alle prime armi, è quello di approcciarsi a questo fondamentale momento pensando “Ci provo. Tanto se va male ci posso riprovare”. Tale atteggiamento porterà, nella quasi totalità dei casi, ad un fallimento e questo, inevitabilmente, produrrà conseguenze non limitate alla sfera personale. Da un lato, infatti, il fallimento porterà ad un diminuzione della fiducia in noi stessi e questo perché pochi hanno gli strumenti per capire che “il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo” come sosteneva Winston Churchill. Dall’altro l’insuccesso si andrà ad aggiungere al nostro Curriculum Vitae, con effetti tutt’altro che positivi per le prove che si dovranno sostenere in futuro. È per questi motivi che l’avvicinamento ad un concorso deve passare per una percorso guidato di consapevolezza che ci permetta di scegliere le prove che vogliamo veramente affrontare e di arrivarci avendo in mano gli strumenti giusti. Non bisognerebbe mai giocare una mano se non si hanno le carte giuste.

 

Come prepararsi per un concorso nelle Forze Armate?

COME PREPARARSI PER UN CONCORSO NELLE FORZE ARMATE?

COME PREPARARSI PER UN CONCORSO NELLE FORZE ARMATE?

Ho lavorato nella selezione del personale per i concorsi banditi dalla Marina Militare Italiana per circa 20 anni. In tutto questo tempo mi sono confrontato con le difficoltà dei concorrenti nell’adottare il giusto approccio alle prove concorsuale. Questo li ha portati, spesso, a rivolgersi a scuole di preparazione.

Nei corsi di preparazione ai concorsi spesso i concorrenti sono istruiti ad adottare rigide e schematiche modalità di approccio, ritenute funzionali per qualsiasi tipo di prova concorsuale.
La metodologia adottata, pur se astrattamente efficace per una prova scritta, risulta fortemente limitante nella gestione di una prova attitudinale e, in particolare, del colloquio individuale. Quest’ultimo, nella realtà, si può infatti sviluppare lungo infinite direzioni, impossibili da prevedere e controllare, e quindi impossibili da inserire in un flow chart domanda/risposta.

Nessuno ti può ad esempio insegnare cosa fare quando il colloquiatore è talmente annoiato da quello che gli state raccontando da arrivare ad addormentarsi (realmente accaduto). In quel caso il concorrente si alzò dalla sedia e prese a strattonare il braccio del collega dicendogli “Sveglia, sveglia! OOOH SVEGLIA!” Mi ricordo molto bene la successiva discussione in Commissione con il collega, irremovibile nella sua convinzione di dichiararlo non idoneo per i suoi modi bruschi. Per un concorrente al limite, che aveva avuto basse valutazioni anche nelle altre prove, questo si rivelò essere il colpo di grazia. Magari se avesse lasciato il colloquiatore dormire beatamente, questi al suo risveglio, si sarebbe talmente vergognato del suo comportamento da lottare per un’idoneità.

Può inoltre capitare che ci si dimentichi quelle frasette imparate a memoria, senza criterio alcuno, e fare figuracce tipo quella occorsa ad un ragazzo, da me colloquiato, che alla domanda “Cosa le piace fare quando esce la sera con gli amici?” mi rispose, non senza averci pensato su “No. Questa proprio non me la ricordo. Me ne può fare un altra?”

In conclusione rigidi approcci da libretta, applicati in modo massivo, portano, più spesso di quanto si possa pensare, al baratro dell’esclusione.

Incontro con Claudio Gregorini
“Ragazzi con il trolley” e “Zero difetti”
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